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Fabriano

Alcuni affermano che il vocabolo "Fabriano" trae origine da "Faberius", proprietario del fondo su cui si eresse la città stessa. Faberius divenne nel Medioevo "Fabriano", anche perché era molto sviluppata in città l'attività dei fabbri. Anche lo stemma cittadino, infatti, sin dal XIII secolo, ha come emblema un fabbro che batte il ferro su di un'incudine. Ma fu anche una città sommersa vicino al monte Fabriano. Secondo altre fonti il vocabolo deriva dalla fusione di due termini latini: Faber (Fabbro) e Ianus (Giano, il fiume che lo attraversa).
II territorio di Fabriano si trova a cavallo dell'Appennino umbro-marchigiano e per la sua felice posizione favorì fin dalla preistoria l'insediamento di comunità stabili. Numerose infatti le testimonianze di tale antropizzazione risalenti sin dal paleolitico. Nell'età del ferro si diffusero ampiamente, la civiltà picena e quella umbra, autoctone, mentre nel corso del IV secolo a.C. vi si attestarono i galli senoni, di origine celtica. Dopo la conquista romana si svilupparono Attidium (Attiggio), già umbra, e Tuficum (Albacina), che raggiunsero la massima floridezza nel II-III secolo d.C.
Le invasioni barbariche dei secoli seguenti (V-VI) causarono il lento abbandono dei due municipi. Fu durante i secoli V-IX d.C. che gli Attidiati, secondo la tradizione, si rifugiarono in parte a sud-est verso il futuro castello di Collamato e, per la maggior parte, nella futura valle di Fabriano dove, con l'apporto di un altro popolo proveniente da Tuficum per lo stesso motivo, dettero vita al primo nucleo della città di Fabriano e ad alcune ville (oggi chiamate frazioni). Il primo nucleo della futura Fabriano, il castello di Castelvecchio, forse fu addirittura fondato nel 411 d.C. subito dopo le invasioni barbariche. Da qui l'appellativo "Attidium mater Fabriani". La popolazione di Tuficum, inoltre, originò vari villaggi: Castelletta, Albacina e Moscano, oggi frazioni di Fabriano.
Fabriano fece parte del Ducato di Spoleto, dal 571 fino alla sconfitta dei longobardi ad opera di Carlo Magno nel 773, e sorsero numerosi castelli dei piccoli feudatari locali e altrettanto numerosi monasteri benedettini che acquisirono gradualmente notevole importanza spirituale ed economica, risultando determinanti per lo sviluppo e la storia del territorio fabrianese.

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Grotte di Frasassi

Quando, nel buio più assoluto, il sasso iniziò a cadere, gli speleologi trattennero il respiro. L'eco arrivò dopo un tempo che parve lunghissimo: era il 27 settembre 1971 ed erano state scoperte le Grotte di Frasassi, uno dei più spettacolari complessi carsici del mondo.
Oggi le Grotte di Frasassi sono aperte al pubblico che può visitarle, accompagnato da guide professionali, su di un agevole percorso turistico della durata di circa 75 minuti. I visitatori provano l'emozione di un mondo rovesciato, nascosto e bellissimo, fatto di ambienti suggestivi e ricchi di straordinarie concrezioni, dove il silenzio è rotto solo dallo stillicidio delle gocce d'acqua che rende il complesso vivo ed in continua evoluzione.
Previsti, su prenotazione, due percorsi avventura - percorso azzurro (accessibile dai 12 anni) e percorso rosso - che consentono, a piccoli gruppi guidati, di addentrarsi tra cunicoli, strettoie e scivoli per ammirare magnifiche sale nascoste allo sguardo del "normale" turista.

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Pierosara

Un giorno lontano, un signorotto, feudatario del Castello di Rotorscio, conobbe una bella fanciulla abitante a Rocca Petrosa. Affascinato dalla grazia della giovane, s'invaghì di lei e decise di rapirla. Questa era innamorata e promessa sposa ad un altro castellano, suo coetaneo, di nome Piero. Un pomeriggio il feudatario si introdusse all'interno della Rocca e riuscì a rapire la ragazza di nome Sara. Gli abitanti del luogo chiusero le porte di accesso alla rocca ed iniziarono una violenta colluttazione con i cavalieri seguagi del Conte di revellone. Durante la rissa, il conte, vistosi costretto alla resa, uccise la bella Sara, che teneva tra le braccia. Piero piombò addosso all'uccisore, il quale brandendo una scure, colpì anche lo sfortunato giovane, che cadde riverso vicino alla giovane amato e dopo un ultimo abbraccio, le spirò accanto.
A ricordo dell'infausta contesa e del triste sopruso, il Castello Petroso assunse il nome di Pierosara che a tutt'oggi conserva.

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